Ma non scompaiono davvero.
Diventano particelle disperse nell'aria, nel suolo e nelle acque
durante il normale utilizzo dei veicoli.
Un fenomeno ancora poco conosciuto, destinato a diventare
uno dei temi centrali della mobilità sostenibile.
Per questo nasce OIP.
di particelle da abrasione degli pneumatici disperse ogni anno nel mondo. Una delle principali fonti di microplastiche nell'ambiente.
Quando un veicolo percorre la strada, lo pneumatico si consuma. È un processo naturale.
Ogni metro percorso rimuove una quantità infinitesimale di materiale dal battistrada. Quello che scompare dalla gomma non scompare dall'ambiente.
Rimane sulle strade, viene trasportato dalla pioggia oppure viene disperso nell'aria sotto forma di particelle generate dall'abrasione.
Per decenni abbiamo concentrato l'attenzione quasi esclusivamente sui gas di scarico. Oggi sappiamo che esiste un'altra forma di inquinamento prodotta dal traffico che merita la stessa attenzione.
Le particelle generate dall'usura degli pneumatici sono conosciute nella letteratura scientifica come TRWP – Tire and Road Wear Particles.
Non sono costituite esclusivamente da gomma. Sono una miscela di polimeri sintetici, gomma, residui dell'asfalto, additivi e metalli — generate dal continuo contatto tra pneumatico e strada.
50–70%
delle particelle si deposita nei terreni adiacenti alle infrastrutture stradali.
Significativa
La pioggia trascina una parte delle particelle nelle reti di drenaggio, nei fiumi e negli oceani.
Particolato PM
Le particelle più fini rimangono sospese nell'atmosfera, contribuendo al particolato nelle aree urbane.
Un numero che fa riflettere
Un pneumatico industriale può perdere durante il proprio ciclo di vita circa
di materiale. Un valore che spesso sorprende: quel materiale non scompare — viene disperso nell'ambiente.
1 pneumatico
≈ 13 kg
1 veicolo (6 pneumatici)
≈ 78 kg
100 mezzi
≈ 7.800 kg
Quasi otto tonnellate di materiale disperse durante il normale utilizzo.
L'abrasione degli pneumatici non rappresenta soltanto una questione ambientale. Lo stesso fenomeno è strettamente collegato a:
L'usura accelerata aumenta la resistenza al rotolamento, incrementando direttamente i consumi di carburante.
Uno pneumatico che si consuma più velocemente richiede sostituzione anticipata, aumentando i costi e i rifiuti.
L'usura non uniforme o eccessiva compromette aderenza, frenata e stabilità in curva, con ricadute dirette sulla sicurezza stradale.
Pneumatici consumati prima del previsto, consumi maggiori e fermi non pianificati incidono significativamente sul costo per km.
Maggiore resistenza al rotolamento significa più carburante bruciato e più CO₂ emessa per ogni chilometro percorso.
Ridurre l'usura significa ottenere benefici ambientali ed economici contemporaneamente.
Una parte dipende da come vengono gestiti gli pneumatici. Una corretta manutenzione può contribuire a ridurre sensibilmente usura e dispersione di particelle.
La pressione corretta riduce la deformazione del pneumatico e l'attrito con il manto stradale.
Lo pneumatico più adatto al veicolo e al territorio minimizza usura anomala e consumo irregolare.
Convergenza e campanatura corrette garantiscono un contatto uniforme con la strada.
La rotazione regolare degli pneumatici distribuisce l'usura in modo omogeneo, estendendo la vita utile.
Monitorare costantemente il battistrada permette di intervenire prima che l'usura diventi critica.
I sistemi di telematica e monitoraggio remoto consentono una gestione proattiva dell'intera flotta.
Un piano di manutenzione strutturato evita l'usura accelerata causata da interventi tardivi.
Accelerazioni brusche, frenate improvvise e velocità elevata in curva aumentano significativamente l'usura.
Ogni intervento può contribuire ad aumentare la durata dello pneumatico e ridurre il materiale disperso nell'ambiente.
L'inquinamento da abrasione degli pneumatici è ancora poco conosciuto. Eppure riguarda ogni automobile, autobus, camion e veicolo industriale in circolazione.
L'osservatorio nasce per raccogliere dati, diffondere conoscenza, promuovere il confronto scientifico e contribuire allo sviluppo di soluzioni capaci di ridurre questo fenomeno.
L'Osservatorio non rappresenta interessi commerciali né promuove marchi o prodotti. Vuole contribuire a far emergere un tema ambientale destinato ad assumere un ruolo sempre più importante nei prossimi anni.
Aggregare ricerche, studi e misurazioni sull'impatto reale dell'abrasione.
Rendere accessibile un tema tecnico a un pubblico più ampio.
Promuovere il dialogo tra ricercatori, istituzioni e operatori del settore.
Contribuire allo sviluppo di pratiche che riducono concretamente il fenomeno.
Dove finiscono i 13 chilogrammi che scompaiono da uno pneumatico?
Da questa riflessione è nato un video realizzato da EM Fleet che ha dato origine al progetto OIP.
Chiunque possa contribuire con dati, competenze o ricerca può partecipare allo sviluppo dell'Osservatorio.
Gruppi di ricerca e dipartimenti con expertise in ambito ambientale, dei materiali o dei trasporti.
Istituti pubblici e privati impegnati nella misurazione e nello studio delle TRWP.
Operatori di flotte veicolari con dati reali sull'usura e interesse a ridurre i costi di esercizio.
Aziende del settore pneumatici interessate a contribuire con dati tecnici e innovazione di prodotto.
Amministrazioni, agenzie e organismi istituzionali che si occupano di ambiente e mobilità sostenibile.
Organizzazioni di categoria, consulenti e professionisti del settore logistico, ambientale o della mobilità.
Studi, articoli, comunicati, interviste, normative e ricerca scientifica sul tema dell'abrasione degli pneumatici.
I primi contenuti saranno disponibili a breve.
Per informazioni, collaborazioni o richieste stampa. Risponderemo nel più breve tempo possibile.
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Un'iniziativa EM Fleet Srl
Via Monte Nero 26/E, Guidonia Montecelio (RM), Italia
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Aperte a università, centri di ricerca, flotte ed enti pubblici.